Prince Rogers Nelson, per tutti semplicemente Prince, è stato cantautore, polistrumentista, compositore, produttore discografico, attore, regista e sceneggiatore. Un Oscar, 7 Grammy e 100 milioni di copie vendute sono solo alcuni dei numeri della sua sfavillante carriera.

Con la sua prematura morte, ancora tutta da chiarire, avvenuta a 57 anni il 21 aprile scorso, è considerato un’icona della musica internazionale, un artista dallo stile unico, dai mille volti. Paragonato a più riprese nientemeno che a Duke Ellington, è nato a Minneapolis, ascoltando e suonando un’ampia gamma di strumenti.

Componeva, arrangiava, produceva, cantava e suonava il suo lavoro, spesse volte facendo tutto da solo (ha sempre combattuto le major discografiche per esprimere liberamente la propria creatività).

D’altro canto i genitori, della Louisiana, cantavano e suonavano jazz. Per un giovane talentuoso come lui, non è stato difficile immergersi in sound complessi e che prevedevano grande uso della tecnica, con in più estro, lavoro e dedizione.

La sua identità stilistica, in continua evoluzione e alla ricerca di sonorità diverse, lo ha portato a mescolare generi e stili, in piena armonia.

“Innovatore, spavaldo, eclettico, così ha cambiato la storia del Pop” lo definisce Ernesto Assante su La Repubblica, che già nel 1985 lo descriveva come “un personaggio curioso, molto lontano dalla figura “angelica” e ambigua di Michael Jackson, mentre Prince è decisamente più legato a sentimenti terreni, rispetto a quelli più “divinizzanti” e totalitari del suo rivale più diretto. Soprattutto […] Prince produce, canta, scrive e suona una musica che pur restando profondamente legata alla tradizione nera ha fatto propri elementi del rock, del funk, del pop, in una miscela urbana, elettrica, nervosa e che, sottilmente, ribadisce costantemente la sua natura”.

Musicista poliedrico, nei suoi lavori si delineano riferimenti più o meno diretti alla musica black come quella di James Brown, Sly & the Family Stone, Earth, Wind & Fire, George Clinton e Stevie Wonder, ma anche rock classico e pop, funk, rap, disco music e psichedelia, che hanno dato vita ad alcune tracce quali “Let’s Go Crazy” da “Purple Rain“.

Il suo personaggio, così come la sua musica, sono una perfetta fusione tra lo stile più aggressivo dei neri (funky, rhytm’ n’ blues, electric boogie) e il rock bianco.

Il lavoro di Prince è sempre stato considerato del tutto innovativo (basti pensare al finale della chitarra elettrica di “Let’s go crazy”). Permette alla band di musicisti che lo segue, i Revolution di partecipare ai concerti e agli eventi live: regala al pubblico delle performance incredibili. Ballate struggenti, assoli di chitarra e un po’ di sesso, sono il frutto di un duro lavoro di prova e tanto talento: quando nel 1984 esce con il suo immenso album “Purple Rain“, vincitore di un Premio Oscar, colonna sonora dell’omonimo film, nessuno ha avuto più nessun dubbio.

“Purple Rain” è primo nelle classifiche dei singoli, degli album e dei film. Prima di Prince c’erano riusciti solo i Beatles. Oltre all’Oscar, il brano “When Doves Cry” vincerà un Golden Globe come miglior canzone originale.

Da lì una serie di successi, oggi considerati delle pietre miliari, come “Around the World in a day” del 1985, “Parade” (in cui è contenuta la celeberrima “Kiss”), “Sign O’ the Times”, “Lovesexy”, con una serie di brani indimenticabili come “Rock’n’Roll love affair” e “Money Don’t Matter Tonight”.

Attivo in tutti gli anni successivi, non aveva un buon rapporto con internet e i social network, anche se  è stato uno fra i primi artisti a permettere di acquistare online la sua musica.

Forse perché Prince amava circondarsi di un alone di mistero, circa le sue origini e la sua vita. Il suo nome, per esempio, deriva dal nome della band dove il padre suonava, ovvero i “Prince Rogers Trio”, ma nel tempo lo aveva cambiato con altri nome d’arte come Joey Coco, Jamie Starr and The Starr Company, Alexander Nevermind, Christopher, Tafkap  acronimo di The Artist Formerly Known as Prince, e poi solo The Artist.

Carismatico e magnetico, non solo sul palco ma anche nel privato. Nella sua vita, tra flirt e matrimoni falliti, Prince ha collezionato le donne più belle del pianeta. Tra le muse a cui si accompagnò ci sono Carmen Electra e Kim Basinger, con il suo fascino ha conquistato anche le colleghe Jill Jones e Apollonia, che lo ha ispirato ai tempi di “Purple Rain”.

Sempre all’apice del successo negli ultimi decenni, la sua vasta produzione discografica, creata con intelligenza e talento ineguagliabili, continua a influenzare anche i giovani musicisti, e continuerà nel tempo.

“Il successo può anche causare infelicità. Il trucco è di non essere sorpresi quando scopri che non ti porta tutta la felicità e le risposte che pensavi avrebbe dovuto darti” – Prince

 

 

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