Una volta Bono Vox ha affermato: “Una canzone che non fa venire i brividi non è una buona canzone”. Che ne pensi?

Che abbia ragione. Se la musica non ti colpisce e non ti dà una reazione fisico-emotiva non ha fatto il suo dovere fino in fondo. Quando arriva ha svolto il suo compito al 100% e lì puoi parlare di una grande canzone, soprattutto se arriva ad altri milioni di persone oltre a te.

Il loro album perfetto, secondo te.

Qui mi metti “su un letto di spine”, tanto per citare gli U2. Molti, a ragione a mio parere, mettono “The Joshua Tree”. Altri, altrettanto a ragione, “Achtung Baby”.
Io metto nei mostri sacri anche BOY, loro primo album del 1980, che spesso è lasciato indietro, ma se si considera che avevano 18 anni alla stesura dei brani, con zero budget e zero esperienza, è davvero notevole. Dopo 33 anni che lo ascolto ancora mi fa uscire fuori di testa! Quindi direi che di dischi perfetti ne hanno fatti, ma per andare un po’ contro corrente ai soliti due, dico BOY, del 1980

3 aggettivi per descriverli.

Umani, stakanovisti, irlandesi.

Un loro testo che hai nel cuore e che ci rimarrà per sempre…

Ce ne sono una marea, forse quasi tutti. Però nei testi che non mollo mai c’è quello di “Acrobat”. La mia intera adolescenza e gioventù è stata sempre una continua citazione di questo brano. Un brano che fa parte dell’album “Achtung Baby” del 1991:

Don’t believe what you hear
Don’t believe what you see
If you just close your eyes
You can feel the enemy
When I first met you girl
You had fire in your soul
What happened your face of melting in snow?
Now it looks like this

And you can swallow
Or you can spit
You can throw it up
Or choke on it
And you can dream
So dream out loud
You know that your time is coming ‘round
So don’t let the bastards grind you down

No, nothing makes sense
Nothing seems to fit
I know you’d hit out
If you only knew who to hit
And I’d join the movement
If there was one I could believe in
Yeah I’d break bread and wine
If there was a church I could receive in
‘Cause I need it now

To take the cup
To fill it up
To drink it slow
I can’t let you go
I must be an acrobat
To talk like this
And act like that
And you can dream
So dream out loud
And don’t let the bastards grind you down

Oh, it hurts baby
What are we going to do? Now it’s all been said
No new ideas in the house and every book has been read

And I must be an acrobat
To talk like this
And act like that
And you can dream
So dream out loud
And you can find
Your own way out
And you can build
And I can will
And you can call
I can’t wait until
You can stash
And you can seize
Responsibilities
And I can love
And I can love
And I know that the tide is turning ‘round
So don’t let the bastards grind you down.

Bono una volta ha affermato: “Acrobat” è una delle canzoni degli U2 che preferisco, anche se non è mai decollata come speravo. Contiene da qualche parte una specie di manifesto”.
“Don’t believe what you hear, don’t believe what you see, if you just close your eyes, ou can feel the enemy” (“Non credere a quello che senti, non credere a quello che vedi, se solo chiudi gli occhi puoi sentire il nemico”). È una canzone che parla della malinconia, dell’ipocrisia, dell’abilità nel cambiare forma e assumere, come un camaleonte, il colore dell’ambiente in cui ci troviamo. “I must be an acrobat, to talk like this and act like that” (“Devo essere un acrobata, per parlare così e agire così”).

Tratto da : “U2byU2”

The Edge: Verso tutto quel cupo romanticismo, “Acrobat” rivolgeva una dose di acredine..

Perché “Acrobat”? Perché la musica è struggente ed accompagna un testo altrettanto introspettivo. In Acrobat c’è un essere umano che si rende conto di quante maschere indossi nella vita per far parte del mondo in cui è inserito, o per continuare a far parte del matrimonio o rapporto che forse è cambiato si è spento, ma che continua a tenere vivo come fa un acrobata che con sforzo si tiene ancorato a quel filo in precario equilibrio.

“Acrobat” dal mio punto di vista, soprattutto in adolescenza e gioventù, rappresentava un inno alla libertà. Alla mia libertà di scegliere chi volessi essere, cosa volessi fare, cosa volessi avere o non avere..

Nel nostro tempo e nella nostra realtà (nonostante ci sia sempre chi sostiene il contrario) i diritti fondamentali ci sono stati dati, che ci piaccia o no sulla carta possiamo scegliere mediamente cosa poter fare.
La vera lotta allora dov’è ? Chi è che può minare la tua libertà? Solo TE STESSO.

Quando sopravvivi e non vivi, quando non sai più provare sentimenti perché troppo spaventato dai contraccolpi che puoi subire, nel bene o nel male.

And I can love, and I can love
And I know that the tide is turning ‘round
So don’t let the bastards grind you down

Quando fai in modo che la TV  o internet siano la tua unica realtà. Quando non puoi sconfiggere i tuoi limiti e paure, quando ti accontenti, sconfitto, di ciò che hai qualsiasi cosa sia, basta che finisca la fatica di cercare. E la tua vita, senza che neanche tu te ne accorga, si appiattisce e diventa semplice sopravvivenza..

What are we going to do now it’s all been said?
No new ideas in the house, and every book’s been read.

Da ragazzo (e spero anche oggi) tentavo a tutti i costi di guardare le cose da vari punti di vista, non credendo mai ad una verità assoluta.

Don’t believe what you hear, don’t believe what you see.
If you just close your eyes you can feel the enemy.

Ho tentato di non abbracciare la filosofia per la quale nella vita è BIANCO o NERO, che c’era il Mondo Vs Gabriel e dovevo solo trovare prima possibile un rifugio dove rimanere fino alla fine dei miei giorni (facili sentimenti religiosi o movimenti politici esaltanti ma vuoti).

No, nothing makes sense, nothing seems to fit.
I know you’d hit out if you only knew who to hit.
And I’d join the movement
If there was one I could believe in
Yeah, I’d break bread and wine
If there was a church I could receive in.

La lotta non è mai finita in realtà, e non penso finirà mai, è una guerra di logoramento che tutti abbiamo la possibilità di combattere.. c’è chi depone le armi a 5 anni, chi a 15, chi a 25. Chi ancora a 30 o 40, c’è chi tiene duro fino alla fine. “Acrobat” mi ha sempre ispirato questo, mi ha sempre dato spunto per guardare il mondo e me stesso non da un solo punto di vista statico, mi ha sempre spinto a guardarmi dentro e vedere quanto ancora stessi giocando sul filo. Ora che ci ripenso, ho portato “Acrobat” nella tesina agli esami di maturità. Ci chiedevano di fare delle mappe concettuali che abbracciassero varie materie. Io sono andato lì con uno stereo e tra un magnetismo e non so che altre robe, ho fatto ascoltare “Acrobat”. Ammetto di non ricordare né come ho giustificato quella canzone né di che cavolo trattasse la mia tesina. (Penso di averla scritta 48 ore prima degli orali) ma ho modo di credere di non avergli dato , a 18 anni , questa interpretazione che do oggi , perché forse sarei uscito con più di 60/100 magari. O avrei avuto diritto al reclamo se non altro! La vecchiaia può migliorarci su certe cose.

La band irlandese è a lavoro dopo “Songs of Innocence” del 2014. Ma bisognerà aspettare fino a marzo o aprile, secondo il bassista Adam Clayton per ascoltare il nuovo album. Da fan ed esperto, hai qualche anticipazione o curiosità in materia? Che album ti aspetti di trovare?

Dai rumors e dalle stesse dichiarazioni della band SONGS of EXPERIENCE è il “sequel”, dell’album SONGS OF INNOCENCE al quale ha seguito per tutto il 2015 il TOUR mondiale (ho avuto la fortuna di vedere la data di LOS ANGELES a Maggio 2015 e New York a Luglio). L’idea di base era proprio quella di creare un nuovo concept e di dividerlo in 2 pubblicazioni: SONGS OF INNOCENCE e SONGS OF EXPERIENCE. Per ora hanno decisamente mantenuto le promesse! Nel precedente album hanno scritto brani che ripercorrono il passato della band e di Bono come autore dei testi.

Lì si parla della Dublino nella quale sono cresciuti, degli amici che hanno composto la loro vita giovanile prima degli U2 e durante i primi anni della band. Bono dedica una intera canzone alla madre Iris, una al ricordo dell’innamoramento con sua moglie Alison (che conobbe al liceo e che sposò giovanissimo). Ci sono canzoni che si riferiscono al periodo embrionale della band, quando gli U2 non erano 4, quando si chiamavano “Hype” o “Feedback” e dividevano i palchi trasandati di Dublino con “Virgin Prunes” di Gavin Friday. Insomma direi che per chi conosce la band a fondo SONGS OF INNOCENCE suona davvero come una chiacchierata davanti ad un camino ricordando tempi andati. L’album è decisamente emozionale, ha dei brani che personalmente mi hanno toccato quando li ho sentiti. Nel tour poi c’era uno specifico momento in cui il concerto, attraverso questi brani del nuovo disco , immagini e suoni, si trasformava davvero in un momento di ricordi. Durante Iris ad esempio c’erano immagini amatoriali della mamma di Bono, fotografie. Durante “Song for someone” c’è un Bono ragazzino in camera che scrive una canzone per una ragazza; vengono rappresentate con immagini e ricostruzioni alcune zone di Dublino care al gruppo. Insomma un bel quadro nostalgico.

SONGS OF EXPERIENCE dovrà proseguire il racconto e credo che si riferirà più alla loro vita da adulti, alla loro storia recente come band e come uomini. Da questo punto di vista però non so bene cosa aspettarmi: un conto è focalizzare l’ispirazione su un periodo di vita che va dai 15 ai 20 anni che, per quanto profondamente imbevuto di emozioni per tutti noi, risulta essere relativamente semplice da mettere a fuoco. Tutt’altra storia è riassumere l’età da adulto. Sono davvero curioso di vedere cosa uscirà fuori, non so bene che cosa loro intendano per EXPERIENCE. Di sicuro musicalmente hanno dichiarato che sarà un album sperimentale a livello sonoro; Edge lo paragona a ZOOROPA. Vedremo in effetti cosa ci regaleranno stavolta. Di sicuro seguirà il Tour che già aveva il nome INNOCENCE + EXPERIENCE TOUR. Per un fan degli U2 è questa la vera buona notizia!

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